«… ritornata voglia di pregare seguendo la tenacia dei padri del deserto

per quelli che hanno perso da tempo la loro via

per chi non riesce a sopportare i dolori dell’esistenza».

Franco Battiato

Spesso chiamiamo vita solamente ciò che ci rende felici: un incontro bello, una passeggiata immersi nella natura, un abbraccio della persona che amiamo, un lavoro ben riuscito, una promozione, un viaggio e così via.
Positività, realizzazioni, bellezza, forza, nascita.
Ma la vita non è solo questo.
C’è un borgo sugli appennini di Prato il cui nome è “Tutto è vita”. Era un borgo abbandonato, immerso tra castagni secolari, un borgo che è stato ricostruito e che è diventato ospitale per persone affette da patologie inguaribili e per i loro famigliari. Il nome del borgo nasce dal titolo di una canzone composta da un malato terminale da cui Bormolini, il fondatore, ha preso ispirazione.

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“La vita si rigenera passando continuamente attraverso piccole morti…”

Sembra un paradosso sul quale riflettevo in questi giorni dove la cronaca sembra dirci il contrario: lì dove ci sono sofferenza, disabilità, malattia, depressione, ecc. non può più esserci vita.
Ma se imparassimo a chiamare vita anche ciò che ci fa male? Ciò che ci fa soffrire? Ciò che irrompe in modo inaspettato spiazzandoci?
Spesso siamo portati a tenere lontano da noi e dalle persone a cui vogliamo bene le parole fragilità, malattia, distacco, paura, sofferenza, aiuto, morte…
Ma la vita è abitata anche da esse, in egual misura ed è attraversandole che scopriamo veramente chi siamo.
Fintanto che non impariamo a stare in queste sfumature della vita, fintanto che pensiamo di poter controllare tutto ciò che ci accade e che, se non riusciamo a controllarlo, allora non c’è speranza, la paura prenderà il sopravvento trasformandosi in disperazione.
La vita, proprio in quanto tale, accade e non possiamo trattenere tutto, non possiamo scegliere solo la sua faccia più facile e bella. Invece “la vita si rigenera passando continuamente attraverso piccole morti. Parti non essenziali di noi muoiono…” scrive Bormolini. Forse abbiamo bisogno che qualcuno prenda in mano quelle parti di noi che ci sembrano troppo grandi per essere affrontate da sole; forse ancora una volta tutto questo ci dice che in fondo abbiamo tanto bisogno di qualcuno che ci prenda per mano e ci insegni ad amare quelle parti della nostra vita che non riteniamo vita, perché, come dice Battiato, anche i dolori dell’esistenza sono VITA.

Anche ciò che ci fa male fa parte dell’esistenza e, se accolto e condiviso, conserva il potere di rigenerarci. Per dirla con Battiato e Bormolini, la sofferenza non è la fine della vita, ma un suo modo di manifestarsi: tutto è vita.