“In questo viaggio che è iniziato quando ho voluto avere un nome ho imparato tante cose. Ho imparato l’importanza della lentezza…”
Luis Sepùlveda
L’acqua bolle nella teiera passata attraverso mani rigorose e macchiate dall’età.
Il rituale di una tazza decorata appoggiata con delicatezza sul suo piattino rigorosamente abbinato.
Movimenti lenti, pensati, pesati, accuditi e cercati.
Le labbra si appoggiano al bordo e sorseggiano, dopo aver atteso il giusto tempo di infusione, un buon tè bianco.
Di fronte la pieve di Romena con le sue mura spoglie ma maestose, imponenti ma umili, silenziose ma colme di storie.
Gesti lenti, sguardo che si posa con calma in ogni piccolo gesto e mentre si posa cura, e mentre cura riposa, e mentre riposa si riempie di una bellezza vera, di una lentezza che si fa gusto, di un gusto che diventa presenza.
Gesti delicati, sfiorati, passi leggeri dove la direzione è pensata.
Incontri nuovi, attorno ad un tavolo, senza fretta ad ascoltare storie di vita vissuta, sofferta, trattenuta e lasciata andare.
Una quotidianità che nel suo srotolarsi si svela lentamente. La raccolta delle more, una alla volta per una marmellata che sa di antico. Una ricotta ancora tiepida assaporata dopo una camminata tra prati di pecore e un pastore che ancora crede all’unicità dei suoi gesti.
Delle mandorle ancora attaccate all’albero che rappresenta chi non c’è più sgusciate e assaporate come se in quel gesto si masticasse la vita.
Un bagno nel fiume, dove l’acqua fredda provoca brividi che risvegliano gli organi più nascosti e sottili, quelli troppo spesso non ascoltati e di cui magari ignoriamo l’esistenza.
Incontri nuovi, attorno ad un tavolo, senza fretta ad ascoltare storie di vita vissuta, sofferta, trattenuta e lasciata andare.
Queste sono state per me le vacanze… la lentezza gustata delle piccole cose. Così ho salutato questa calda estate, così come una rondine saluta il suo nido costruito con pazienza e lentezza, per avventurarsi in un nuovo inizio oltre oceano dove ricominciare a costruire, un rametto alla volta, la sua nuova casa.
Allora buon “ricominciamento” ad ognuno di voi non dimenticando di gustare ancora la lentezza delle piccole cose.
La lentezza non è una semplice parentesi da concedersi in vacanza, ma una scelta profonda su come stare al mondo.
Significa smettere di attraversare i giorni di corsa per tornare finalmente ad abitarli. In un tempo che ci spinge costantemente ad accelerare, a consumare esperienze e a rincorrere il passo successivo, concedersi la lentezza è un atto di resistenza gentile. È il coraggio di dare valore all’attesa, di ascoltare i dettagli del presente e di accorgersi che la pienezza della vita non si misura dalla velocità con cui la si vive, ma dalla presenza che riusciamo a metterci.






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