“Ci sono viaggi che non possiamo negarci, perché esistono luoghi che nascondono la parte mancante di noi”.

Davide Cerullo

Pensiamo sempre che ci sia un unico modo di mettersi in viaggio: fare i bagagli, noleggiare una macchina, prenotare un albergo o un appartamento, insomma muoversi, percorrere chilometri, cambiare nazione.
Ma per alcuni il viaggio più bello e nello stesso tempo impegnativo è quello dell’anima.
Viaggiare porta a nuova conoscenza, a scoprire luoghi nascosti e mai visti, ad affrontare difficoltà, imprevisti, a relazionarsi con persone diverse, a spostarsi.
Anche il viaggio interiore cavalca tutto questo.
E Davide ce ne dà testimonianza.
Un altro grande incontro in questa calda estate. Un incontro che scuote, perché la voce di Davide Cerullo è forte, tuona, tra un intercalare napoletano e l’altro.
Il racconto della sua vita, che vi invito ad andare ad approfondire, disarma e nello stesso tempo stupisce piacevolmente.
Davide viene da una famiglia di camorristi, senza cultura, ma con in mano una pistola. Già minorenne si trova ad entrare ed uscire dal carcere. Finché, proprio in carcere, inizia il suo nuovo viaggio. Tra le mani le poesie di Cristian Bobin di cui Davide, quasi analfabeta, si innamora. Sono poesie che scuotono la sua vita, che interpellano la sua inquietudine e piano piano vanno a colmare quella voragine di non amore di cui è piena la sua giovane esistenza.

DALLA POESIA… LA RINASCITA

La poesia diventa per Davide il viaggio della rinascita e questo viaggio lo percorre nella vita quotidiana, in quella lentezza che svela interi universi

La poesia era quel luogo che nascondeva la sua parte mancante.
Poesia sinonimo di bellezza, di profondità introspettiva, di silenzio, di parola calata, pesata, masticata e annusata.
La poesia diventa per Davide il viaggio della rinascita e questo viaggio lo percorre nella vita quotidiana, in quella lentezza che svela interi universi.
Scoprire la bellezza delle parole, dei gesti, della natura e degli animali: da qui inizia il suo viaggio di cambiamento, faticoso, impervio, accidentale come lo è un sentiero di montagna, ma vivo, autentico e rivelatore dell’anima più nascosta persino ai suoi stessi occhi.
Davide inizia a catturarla questa bellezza attraverso una macchina fotografica e la lettura assidua dei poeti si trasforma a sua volta in scrittura.
Tra le sue mani non c’è più una pistola ma una macchina fotografica, una penna e un taccuino su cui fissare i propri versi, quelli che emergono da quel viaggio di trasformazione interiore che l’ha reso un uomo nuovo.
In ogni vita ci possono essere una poesia e un’immagine di bellezza che arrivano a toccarci e a colmare quella parte mancante di noi, quel piccolo o grande vuoto che ci ha imbruttiti agli occhi nostri e degli altri.
Tuffiamoci allora in quei versi, in quelle istantanee che sono lì per noi, per richiamarci alla nostra vera natura… la bellezza!

Guardando Davide e ascoltando la sua storia, ho compreso ancora di più come la bellezza non sia un semplice ornamento della vita, ma una vera e propria via di salvezza. Spesso pensiamo che certi destini siano già scritti, che da certe ferite o da certi vuoti non si possa più riemergere. Eppure, la poesia ci insegna che esiste sempre una crepa da cui può entrare la luce. Tornando a casa da questo incontro, mi sono chiesta quale sia la “parte mancante” che io stessa sto cercando, e quale parola o immagine possa restituirmi la speranza nei momenti di smarrimento. Credo che il regalo più grande che Davide ci lascia sia proprio questo invito: non avere paura di addentrarci nel nostro viaggio interiore, di lasciarci disarmare dalla bellezza e di credere, fino in fondo, che ogni anima meriti la sua rinascita.