D'Ors oblio di sÈ 23,5.qxp LayoutIl diario in prima persona di Charles de Foucauld, il beato fratel Carlo che scelse di vivere tra i poveri nel nulla del deserto, così come lo immagina uno scrittore di oggi. È l’operazione, coraggiosa e riuscita, compiuta qui da Pablo d’Ors, autore spagnolo di punta. D’Ors immagina il suo protagonista nel deserto del Sahara, pochi mesi prima di rimanere ucciso durante una scorreria nel dicembre del 1916, alle prese con il racconto della sua vita. Una vita di una ricchezza incredibile, avventurosa e avventuriera, che, sostenuta dalla scrittura limpida di d’Ors, diventa un racconto coinvolgente fino all’ultima pagina. Aristocratico di nascita, studente difficile, militare svogliato, esploratore di successo, frate trappista, apprendista giardiniere, matto del villaggio, povero tra i più poveri, amico degli arabi, lessicografo, grande mistico… Tutto questo è stato Charles de Foucauld, sempre in bilico ma sempre in equilibrio tra follia e santità, marginalità ed esemplarità. Il suo è stato un viaggio reale, lungo una vita, da Strasburgo alla trappa di Akbès in Siria, da Roma a Nazaret, da Parigi ai villaggi tuareg nel deserto sahariano; e insieme un viaggio interiore dentro le profondità vertiginose del silenzio e dell’oblio di sé per la conquista della felicità dell’illuminazione, fino alla visione che a tutto dà senso: «Preferisco l’ultimo posto rispetto al primo, la vita anonima a quella pubblica, l’essere umiliato al venir esaltato. Per questo motivo vedo spesso la gente del mondo camminare in senso contrario al mio. Ma non sono solo; altri mi accompagnano, tutti solitari, tutti folli. E il primo della fila è proprio Gesù Cristo: il più folle di tutti».

Perché leggerlo

  • Attraverso la figura di Charles de Foucauld, il libro invita a liberarsi dalle sovrastrutture, dall’inutile superfluo e dalla costante ricerca di approvazione sociale per ritrovare l’essenza della propria esistenza.

  • In un mondo saturo di rumore e connessione perenne, d’Ors mostra come il silenzio e il ritiro non siano forme di isolamento, ma uno spazio fecondo per ascoltarsi davvero e fare pace con le proprie ombre.

  • Il concetto di “oblio di sé” non significa sminuirsi o annullarsi, ma superare l’egocentrismo per aprirsi pienamente all’altro, trasformando l’empatia e la presenza in uno stile di vita.

  • La scrittura dell’autore è limpida, quasi contemplativa; ogni frase invita alla lentezza e alla riflessione, rendendo la lettura un’esperienza quasi meditativa in sé.

  • Che si affronti il testo da una prospettiva di fede o da una ricerca puramente laica ed esistenziale, l’opera offre spunti universali sul senso del limite, sulla fragilità umana e sulla bellezza del dono invisibile.