Esercitarsi a morire

«Esercitarsi a morire» è la definizione platonica della filosofia, vita da condursi nel sempre rinnovato distacco dalle passioni, in modo che l’intelligenza si liberi da ogni condizionamento e possa muoversi verso la celeste «pianura della verità». I cristiani dei primi secoli riconobbero in questo la coincidenza con l’appello evangelico alla rinuncia a sé stesso, il distacco più radicale, ovvero a quella «morte» da cui proviene la nuova vita, tanto che Agostino – ad esempio – non esita a dire che filosofia e cristianesimo sono la stessa cosa. Questa consapevolezza si è quasi del tutto perduta nei secoli, dal momento che la filosofia ha cessato di essere una pratica di vita e il cristianesimo è diventato una credenza, ma si è comunque mantenuta in quella tradizione spirituale che – da Eckhart ad Angelus Silesius, da Margherita Porete a Simone Weil – ha accompagnato e accompagna ancora, sia pur sotterraneamente, la storia filosofica e religiosa dell’Occidente. Riportare alla luce questa tradizione, anima della filosofia e insieme del cristianesimo, sottolineando così il carattere razionale della mistica e distinguendola dalla mistificazione, è ciò che tenta il presente libro.

«Seguendo la filosofia di Cristo, facciamo della nostra vita un esercizio di morte». Massimo il Confessore

«Su null’altro è fondato tutto il nostro essere, se non sull’annullamento di noi stessi». Meister Eckhart

«Cosa santa è la morte. Quanto più essa è forte Tanto più gloriosa ne diviene la vita». Angelus Silesius

Perché leggerlo

  • Vannini riprende l’intuizione platonica del Phædo — dove la filosofia è definita letteralmente come «esercizio di morte» — non per indulgere in un pensiero cupo, ma per restituire al filosofare la sua funzione pratica: una via di trasformazione ed emancipazione interiore.

  • Attraverso il pensiero di Meister Eckhart e della mistica speculativa, il libro mostra come il distacco dall’ego, dalle proprie immagini rigide e dai desideri smisurati sia la chiave per liberarsi dall’ansia e dall’attaccamento nevrotico alle cose.

  • “Morire a se stessi” significa lasciar andare l’uomo esteriore per far emergere l’uomo interiore. Imparare a “morire” ogni giorno dissolve l’angoscia della fine, trasformando l’imperfezione e il limite umano in uno spazio di profonda serenità.

  • L’opera offre una sintesi limpida tra il rigore filosofico greco (Platone, Plotino, gli Stoici) e la grande tradizione mistica cristiana e orientale, il tutto senza mai scivolare nel dogmatismo religioso né nell’erudizione accademica fine a se stessa.

  • Non è un testo puramente teorico, ma un vero manuale di vita. Offre strumenti concreti per ritrovare l’essenziale, superare l’egocentrismo contemporaneo e accedere a una dimensione di pace profonda e libertà spirituale.